Usi e costumi del Madagascar

Nella cultura malgascia gli antenati, i primogeniti, e la “Fihavanana” (intraducibile, ma che possiamo interpretare come un’amicizia profonda che coinvolge gli animi) hanno un ruolo molto importante e rientra nel costume malgascio lo scusarsi a lungo, prima di entrare nel vivo di un discorso o di una discussione.

La musica tradizionale malgascia è l’”Hira Gasy” (canto o balletto malgascio) che si avvicina a quella di una nostra operetta. I canti malgasci quasi sempre trattano temi moralisti anche con umorismo.

Il rispetto dei “Razana” (antenati) spinge alcune etnie a realizzare delle autentiche artistiche opere funerarie ed a praticare la “Famadihana” che è una specie di riesumazione seguita da una festa a cui si fa partecipare il defunto, ricomponendolo per poi riporlo nella tomba. I malgasci sono gente pacifica e tollerante, tuttavia sono molto legati ai loro usi e costumi, tra cui il rispetto per le persone anziane e quello massimo per i luoghi “Fady” (sacri) .

Così, prima di fotografare o riprendere con telecamera una persona o un gruppo domandate loro il permesso.

Nei piccoli villaggi la vostra presenza è spesso considerata un evento, suscitando curiosità e timore. Al fine di non urtare la suscettibilità e per non violare i costumi della sottile gerarchia malgascia, prima di tutto, chiedete di salutare il capo del villaggio (fokontany).

Inoltre, prima di visitare un posto, informarsi sempre se questo luogo è o non è fady (sacro); questi luoghi sono sempre ben localizzati (come una sorgente, come una tomba, etc.) e non oltrepassare il limite del luogo sacro con della carne di maiale o non passare davanti ad una determinata pietra e non puntare il proprio dito su tale luogo.

I malgasci sono molto cortesi per loro natura, rispettosi ed addirittura ossequiosi. In generale, i comportamenti di educazione sono simili a quelli nostri e non c’è nessuna particolare regola da rispettare. Ringraziate sempre e salutate sistematicamente, se possibile nella lingua malgascia, il buon galateo ha una grande importanza nelle relazioni sociali.

La stretta di mano è d’uso corrente, ma è intrisa di una certa solennità, per lo più un cenno del capo ed un sorriso franco, di cui i malgasci non sono avari, sono sufficienti ed apprezzati.

Il rispetto e l’obbedienza agli anziani o di un rango più elevato sono la base di tutte le relazioni umane, in Madagascar.

Per un malgascio, voi, straniero ed ospite di riguardo, sarete la persona a cui deve rispetto; e questo impone la reciprocità da parte vostra.

Particolari usi e costumi del Magagascar

In materia di cultura, un aspetto molto interessante è quello delle insolite usanze della popolazione, come il caso del ritorno dei morti (in malgascio Famadihana), del rito della circoncisione, del tipico matrimonio e della particolare sepoltura. Questi eventi segnano la vita terrena della gente del Madagascar a prescindere dalla religione e dall’ideologia di appartenenza.

Il ritorno dei morti (Famadihana)

Questa usanza, dalle radici profonde, per alcuni membri del clero protestante è considerata un sincretismo e vista come una forma di paganesimo da combattere a tutti i costi, diversamente dal clero cattolico è lasciata libera tanto che durante questa cerimonia, se il defunto è cattolico come i suoi discendenti, viene celebrata anche la Santa Messa.

Questo rito è una forma di culto e di rispetto nei confronti degli antenati e numerosi malgasci approfittano di questo evento per chiedere ai loro defunti una benedizione o una intercessione. Si può evidenziare in questo rito un seguito logico a quei forti legami familiari che sono esistiti tra i vivi. In effetti come pensano tanti Bantu: “io sono perché noi siamo” tanti malgasci non concepiscono la vita e la morte come avvenimenti estranei alla collettività.

Le famiglie si identificano in quelli che “ da vivi, abitiamo la stessa casa e da morti condividiamo la stessa tomba”. Infatti è raro trovare nei cimiteri delle tombe individuali: le tombe sono tutte delle tombe di famiglia, o tombe comunitarie famigliari, o claniche dove “ i crani sono riuniti”.

Le famiglie non esitano ad affrontare costi enormi per rimpatriare le spoglie dei loro cari scomparsi o le loro ceneri. Nel 1936 lo stato francese, conscio dell’importanza per la gente del Madagascar l’avere presso di se le spoglie dei loro cari, rimpatriò in Madagascar le ceneri della Regina Ranavalona III, morta in esilio ad Algeri 19 anni prima, per essere tumulate in una delle sette tombe esistenti ad Antananarivo presso il Palais de la Reine.

Niente di eccezionale se si pensa che le ceneri di Napoleone Bonaparte morto a S.Elena nel 1821 furono rimpatriate in Francia solo nel 1845, 24 anni dopo la sua morte. Ma i due esempi precedenti riguardano due sovrani-simbolo, mentre il rito malgascio si pratica ai comuni mortali defunti, il più spesso tre o quattro anni dopo la loro morte.

Ricordiamo che le tombe sono di dimensioni contenute in cui non è possibile collocare delle bare (a parte che le bare non sono molto in uso in Madagascar, anche per il loro eccessivo costo, sovente vengono noleggiate): i defunti sono tumulati avvolti in lenzuoli di seta grezza o di cotone che si deteriorano all’incirca nello stesso tempo del corpo del defunto. Sarà in questa epoca che si procederà all’esumazione del corpo per cambiare i lenzuoli. Coloro che non hanno alcuna possibilità interrano i loro cari defunti direttamente nel terreno, o in zone rocciose nelle cavità della roccia.

Per essi quasi sempre non ci sarà il rito della riesumazione perché i cari sopravissuti non possono permettersi l’acquisto di lenzuoli. Come per le tombe dei più benestanti a fianco del defunto, o sulla tomba, sono collocati i simboli funerari e quanto possa rappresentare l’attività del defunto di quando era in vita.

Questo rito di riesumazione dei defunti non comporta tristezza o lutto, ma è una festa, in alcuni casi caratterizzata da sacrifici di zebù, in cui si danza si suona e si festeggia con bevute e cibo.

La circoncisione (Famorana)

Ereditato dalla tradizione semitica, o dagli arabi (si ricordi che in Madagascar sbarcarono degli arabi che lasciarono tracce della loro presenza come l’arte della fabbricazione della carta) questo rito per il bambino, qualsiasi religione professi, non è legato ad alcuna credenza particolare, ma significa la sua appartenenza al mondo dei maschi, tanto che il non essere coinciso farebbe sorgere il timore di non avere il potere di fecondare.

Durante tutto il rito, che dura ore ed ore con suoni e cortei, sventolio di bandiere e foglie di palma, la formula che viene ripetutamente pronunciata è: “ tu sei un maschio, mio piccolo”. Se in Africa la circoncisione spesso marca il passaggio dalla pubertà all’età matrimoniale, in Madagascar quasi sempre si pratica prima dell’età scolare, certamente troppo precoce per un’età matrimoniale. Si può quasi affermare che, per alcuni, questo rito significa l’accesso alla cittadinanza della collettività perché si arriva ad interdire, ai non circoncisi, la tumulazione nella tomba degli antenati.

L’operazione chirurgica sembra essa stessa non avere grande importanza, alcune volte viene praticata in clinica su un gruppo numeroso di bambini, altre volte viene praticata con strumenti poveri quali lamette da barba in strutture prive di qualsiasi igiene.

Il senso profondo del rito si evidenzia nei costumi annessi: la data e l’ora dell’operazione, la cascata dell’acqua lustrale, che servirà per pulire la ferita, da un contenitore sostenuto da giovani robusti, un tronco di banano all’interno della casa a simboleggiare la virilità, la consumazione del prepuzio, avvolto in una banana, da parte del personaggio più importante affinché non diventi oggetto di rifiuto, il regalo di giocattoli, e i rituali di saluto.

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